I Racconti della Palestra
1.
Per quale motivo uno si iscrive in palestra? Non dico scelga di fare sport; intendo proprio che decida di frequentare quell’ambiente sociale, chiuso e abitudinario, definito Palestra. La parola deriva dal greco, attraverso il latino, e fa riferimento alla lotta: un posto per giovani.
Ecco, esattamente non so chiarire il motivo per cui ho deciso di iscrivermi. La prima volta l’ho fatto tanti anni fa e fu per spirito di emulazione: andavo con un amico. Era scomodo ad entrambi, non rinnovammo l’abbonamento e poi si dissolse anche l’amicizia. Per un po’ mi arrangiai tra corsa e ginnastica, poi la corsa divenne impossibile… perciò il motivo potrebbe essere la sostituzione; tuttavia non sono così sicuro.
Mi chiamano Pietrone, più o meno il nome dell’autore; ma non sono così robusto, non mi pare. Lui ed io potremmo essere la stessa persona… anche se questo non risulta poi così importante. Ci somigliamo un po’ per qualcosa, oppure no. L’autore è il mio attuale amico di palestra: non posso stare in palestra senza un amico. Il motivo per cui abbia deciso di iscriversi lui, invece è del tutto chiaro e non corrisponde a quel che racconta. Racconta, e gli piace ripeterlo per darsi arie, che stava dal dentista sdraiato a bocca aperta a fare conversazione per quanto possibile e gli è scappato: sto per andare in pensione. La segretaria, che è anche infermiera e assistente di sedia, strofinandosi contro il braccio lo corteggiò con un’idea originalissima: andare a leggere il giornale in piazzetta, seduto sulla panchina nel giardinetto rotondo; assaporare il mondo con tranquillità, parlare con quelli che passano lì forse per caso…
I giardinetti appartengono ai bambini, ai cani e agli anziani… Non voleva riconoscersi in nessuna delle categorie, le avrebbe messo le mani al collo: omicidio di un’assistente di sedia. Nel rancore del racconto era emersa la sua idea di lotta: maschile contro femminile. All’inutilità del maschio, purtroppo così palesemente evidente, contrapponeva la stupidità della femmina, pur sempre da documentare. Aveva riso, dentista permettendo, per includere nel panorama un cane, un nipotino e una badante giovane piena di attrattive. Proprio “bona” anzi, diceva per riuscire sgradevole e aggressivo perché, si capisce, l’assistente di sedia per fargli il filo lo svalutava.
La storia lasciava collegare il bisogno di palestra alla fantasia dell’eterna giovinezza: “lottare” contro il trascorrere del tempo.
Una mattina, andavo già in palestra, ho visto un tipo quasi della mia età scaricare cassette d’acqua in un turpiloquio ininterrotto. In mezzo alle parolacce evocava la pensione, unica speranza per guarire dal perenne mal di schiena. Era un mio simile, turpiloquio a parte, il cui bisogno di palestra si lega alla salute: ci vuole un fisico bestiale anche per bere e per mangiare. Comunque la pensione, evocata come liberazione, non è la soluzione nemmeno per chi si è ricco e non ha bisogno di lavorare per vivere.
Il mio amico, l’autore, racconta il trauma finale della carriera lavorativa, con un rammarico di cui non riconosce la causa più profonda, per questo gli resta conficcata una spina nel cuore. Ripensa alla festa danzante a fine anno insieme all’addio alla scuola e ricorda la bella professoressa giovane, che gli piaceva e lei lo sapeva. Per puro esercizio di potere la bella ragazza volle ballare con lui a tutti i costi, goffo e impacciato com’era, nonostante le scuse che inventava e gli si buttava addosso cocciutamente affinché sentisse la morbidezza del corpo giovane… Capirlo e imprigionato; poi avrebbe raccontato l’avventura alle colleghe per farle divertire e lasciarsi invidiare: castrazione di fine anno in piena regola poi ci sarebbe stata l’estate. Persino la dirigente, a modo suo affascinante, lo aveva invitato a ballare un tango e il disagio fu insuperabile nonostante l’attenzione fosse affettuosa.
Si capisce che il mio amico di palestra aveva fatto l’insegnante. Pensava alla professoressa giovane la cui seduzione ebbe la funzione delle esequie, le sue. L’avesse capito prima, avrebbe cercato di concludere l’avventura in modo carnale; ma non l’aveva capito forse… Io faccio lo psicoterapeuta e non andrò in pensione; proprio per questo non andrò in pensione.