Ciò che è bello è anche buono? Conversazione intorno a La mia storia con Guido

Ciò che è bello è anche buono? Conversazione intorno a La mia storia con Guido

La mia Storia con Guido è un’indagine insieme ad un tentativo di raccontare la storia, umana e sociale, di questo pittore nato a Santarcangelo di Romagna il 13 gennaio 1601 e morto a Vienna nell’inverno del 1663. Fu artista famosissimo nella sua epoca ed ebbe l’appellativo di Pittore delle sante nude: il motivo è intuibile già osservando la foto di copertina, che rappresenta Santa Mustiola.

Già alla fine del Seicento, però, il suo nome scomparve: dapprima confuso con Guido Baldo Canlassi di Bologna, che era pur sempre lui; poi nascosto nella dicitura Pittore romagnolo del Seicento; infine sommerso nel nulla. Fu riscoperto nel Novecento grazie al ritrovamento delle lettere che Giovanni Battista Costa, storico dell’arte e pittore Riminese della prima metà del Settecento, inviò al collezionista fiorentino Nicolò Gaburri: esse costituirono il primo nucleo di notizie utili, per ricostruire la parabola del grande pittore, che permise ad uno storico dell’arte, Igino Benvenuto Supino, di compilare la voce di Enciclopedia dedicata a Cagnacci dalla Treccani, nel 1930.

La bellezza delle opere di Guido è palese: le sue Cleopatre e le sue Maddalene sono state interpretate teatralmente dalle modelle amanti che si sono succedute nel corso del tempo. Teodora Stivivi, Giovanna da Serravalle e Maddalena Fontanafredda (vestite oppure no) hanno girato il pianeta e danno tuttora dimostrazione di belle proporzioni ed armonia al Museo di Palazzo Barberini, alla Galleria di Brera, al Museo di Arte Antica di Vienna, al Museo di Arte Antica di Monaco, al Museo di Arte Antica di Dresda, al Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo, al Metropolitan Museum di New York e via così in Europa e nel mondo fino anche allo straordinario Norton Museum di Pasadena.

Ho riflettuto insieme al mio Guido sul senso della bellezza e sulle scelte artistiche; mi ha risposto, quadro dopo quadro, lasciandomi intuire qualcosa: Guido, cos’è mai la bellezza?

Per gli antichi la bellezza era un attributo derivante dall’insieme delle regole dell’armonia e delle proprozioni; un esempio si può trarre dall’architettura con il calcolo della sezione aurea – come proporzione nella divisione in parti diseguali di un segmento – che guidava alla costruzione dei Templi. Per decidere della bellezza del corpo si faceva riferimento ai canoni: la Venere di Milo (secondo secolo a.C.) rappresentava quello della bellezza femminile e il Discobolo di Mirone (quinto secolo a.C.) quello della bellezza maschile. Naturalmente proporzioni e bellezza hanno subito variazioni nel corso della storia…

Il significato della bellezza, per il grande Platone, si univa e confondeva con quello della perfezione: iniziando dall’apprezzamento della bellezza corporea si doveva giungere alla contemplazione della bellezza delle idee fino al grado della perfezione, irraggiungibile nella vita umana, ma godibile solo nel mondo delle idee, l’iperuranio, dove le anime si raccolgono dopo la morte del corpo. Ma, quando esse ricadono nei corpi per la reincarnazione, dimenticano… Perciò la conoscenza umana deve essere sempre riconquistata: essa è ricordo, reminiscenza e ogni individuo ha bisogno di qualcuno che aiuti a partorire le idee, educato allo studio e alla riflessione. La comprensione della bellezza – la bellezza in tutto – è raggiungibile attraverso l’educazione e lo studio.

La dottrina cattolica ritiene la bellezza dei corpi secondaria alla bellezza dell’anima: essa opera una divisione più drastica, tra corpo e anima, di quanto non proponesse la teoria platonica nella distinzione tra corpo e psiche, che dettava una sorta di continuità del bene ed accettava il valore della bellezza fisica. La religione piuttosto mette in guardia dall’illusorietà del bello per la tentazione a cui esso induce, possibile opera del demonio, ed estende la divisione binaria tra corpo e psiche all’altra divisione binaria tra bene e male… il mio Guido non è d’accordo con queste divisioni e io insieme con lui: egli intreccia la bellezza del corpo e della psiche (o anima o spirito); le sue Sante, le sue Cleopatre sono, sempre, semplicemente belle. Certo così le vollero i committenti, ma la sua ricerca artistica si è rivestita anche di una teoria psicologica.

Il più grande filosofo post platonico, Immanuel Kant, immagina che la bellezza non sia una qualità intrinseca della cosa in sé, cioè del noumeno, ma appartenga al pensiero del soggetto che considera l’oggetto, che è il fenomeno, attraverso i sensi; essa, perciò, esprime una caratteristica soggettiva pertinente a colui che osserva. Guido ed io siamo d’accordo perché riteniamo che Kant abbia posto l’accento sulla dimensione culturale e sociale della bellezza: il soggetto che osserva è cresciuto ed è stato educato all’interno di uno specifico gruppo sociale.

Precipitando verso il mondo attuale, segnalo che Sigmund Freud non considerava la bellezza un concetto pertinenente alla psicoanalisi: era culturalmente importante e valido, ma distinto. Lo associava, piuttosto, al meccanismo psichico della sublimazione. La sublimazione, se fosse possibile, rappresenterebbe un processo atttraverso il quale l’energia libidica, qualora non possa essere scaricata direttamente, sarebbe disinvestita dall’oggetto d’amore e investita in un’attività simbolica come l’arte, la scienza o la cultura: se le pene d’amore spingono a scrivere poesie, più questee sono belle più il piacere che se ne trae è in grado di attenuare il dispacere della frustrazione sessuale o sentimentale.

Per Jacques Lacan la bellezza è una funzione della psiche e costituisce un meccanismo di difesa dall’angoscie: sempre drammatico l’affabulante psiconalista francese. Ritenemdo che il godimento sessuale non sia possibile e che il piacere sia sempre parziale ed insoddisfacente sostiene la sua trasformazione in una coazione a ripetere: appena esaurito il brevissimo piacere, nasce l’esigenza di provarlo ancora e ancora, affinché non prenda il sopravvento l’angoscia… La ricerca della bellezza antecede o sostituisce il piacere e la bellezza stessa rappresenta un’anestetico che tenta di attenuare l’angoscia.

Comunque Freud e Lacan ammettono l’esistenza funzionale della bellezza, ma non la definiscono: per loro sarà il risultato di un processo sostitutivo (Freud) oppure direttamente uno strumento di difesa (Lacan). Guido ed io non siamo d’accordo ma, soprattutto, vorremmo cercare una formuletta, magari semplificata, una specie di ricetta. Gli antichi la proponevano, una ricetta: ricerca interminabile dell’armonia e delle corrette proporzioni…  Policleto addirittura aveva scritto un trattato intero, ormai perduto.

Abbiamo chiesto anche a Sandro Gindro. Prendendola un po’ alla larga, egli ci ha suggerito di ripartire dal concetto di meccansimo di difesa. La percezione del mondo, anche la bellezza, penetra attraverso le difese messe in atto dalla psiche… I meccanismi di difesa sono due: narcisicmo e sadomasochismo. Nel primo modo, la possiblità di conoscenza viene filtrata attraverso il bisogno di esaltare se stessi: il mondo accettabile è quello che si conforma alla centralità del pensiero soggettivo; tutto il resto escluso e la bellezza resta monca a causa dell’ignoranza. Nel secondo modo, la conoscenza passa attraverso la spia delle aggressività altrui, dalle quali difendersi, e delle debolezze altrui che possono essere aggredite e ferite; perciò la bellezza è sempre mutilata, mutilata dalla frsutrazione. I meccanismi di difesa hanno il fine di evitare o ridurre le sofferenze, ma costringono a pagare un prezzo esoso. Il pensiero di Sandro Gindro introduce un concetto nuovo nella relazione, che definisce erotica, prendendo spunto da un mito arcaico della creazione: cielo e terra sono generati dall’apertura dell’uovo primigenio (Fanes) da cui esce Eros, un esserino che tiene legati cielo e terra; li armonizza.

L’atteggiamento erotico, che è armonia, invoglia all’ascolto e alla comprensione delle parti affinché non si perdano e non si scontrino… Il pensiero di Sandro Gindro propone per il concetto di bellezza di nuovo armonia e proporzione, insieme ai giochi di luce necessari per esaltare ciò che aiuta ed oscurare ciò che danneggia: perciò l’atteggiamento erotico è anche teatro ed esibizione, mostrare e comprendere…

Guido e io (più io di lui) banalizziamo e recitiamo la nostra formuletta: la bellezza è il risultato di una ricerca, che parte dalle intenzioni diverse di ciascuno, per collegare il desiderio di piacere al piacere di desiderare.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *