I Racconti della palestra
6.
Una mattina, dopo gli allenamenti, mi ha chiesto il consenso per raccontarmi un sogno, sogno drammatico aggiunse.
Tu sei psicologo ma mica ti chiedo l’interpretazione… forse pure, però è importante che mi ascolti. Ho bisogno di raccontarlo non mi si toglie dalla testa. Era sera, pioveva; la strada era buia e camminavo; la strada della palestra. C’era una scalinata…
Di fianco alla palestra c’è la scala che porta all’istituto delle suore: si poteva salire fino ad un certo punto; ci andavano le coppiette per baciarsi fingendo di parlare perché, si sa, gli innamorati sono sempre un po’ esibizionisti quando si nascondono. Adesso hanno spostato il cancello quasi a livello del marciapiedi. …
5.
2.
Da molto tempo non scrivo, per pigrizia e mancanza di tempo. Scrivere rappresenta un esercizio di pensiero, perciò colgo l’occasione dei tre concerti eseguiti nella Sala Sandro Gindro dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali in Roma, Passeggiata di Ripetta, per ripropormi.
L’autore di questo libro si chiama Liv Ferracchiati ma, per un certo periodo, ha preferito usare uno pseudonimo maschile, forse proprio quello indicato nel romanzo: Guglielmo Leon. Si capisce che il nome Liv possiede qualcosa di astratto, almeno nella lingua italiana: può essere la radice di Livia oppure Livio; lascia l’indeterminazione, la stessa che prova il protagonista del romanzo che si autodefinisce transgender, cioè transitato nel genere sessuale.