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I Racconti della palestra

I Racconti della palestra

6.

Una mattina, dopo gli allenamenti, mi ha chiesto il consenso per raccontarmi un sogno, sogno drammatico aggiunse.

Tu sei psicologo ma mica ti chiedo l’interpretazione… forse pure, però è importante che mi ascolti. Ho bisogno di raccontarlo non mi si toglie dalla testa. Era sera, pioveva; la strada era buia e camminavo; la strada della palestra. C’era una scalinata…

Di fianco alla palestra c’è la scala che porta all’istituto delle suore: si poteva salire fino ad un certo punto; ci andavano le coppiette per baciarsi fingendo di parlare perché, si sa, gli innamorati sono sempre un po’ esibizionisti quando si nascondono. Adesso hanno spostato il cancello quasi a livello del marciapiedi.

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I racconti della palestra

I racconti della palestra

5.

Luca ha trent’anni, forse più, e l’aria seria, riflessiva. Non è proprio un taciturno e talvolta ride, sorride, in modo pacato; è misurato nelle osservazioni, direi accorto o, forse, tenuto. Vuole comunica sicurezza ci riesce; pare sappia ascoltare e magari qualche volta si distrae ma non lo dà a vedere perché risponde sempre: sempre un po’ in ritardo e con naturalezza, come se debba riflettere un po’. È un bel ragazzo in forma; per il suo mestiere di allenatore deve essere la vetrina di se stesso, ma non sembra esagerare. Non lo vedo allenarsi, ma deve farlo di sicuro: già lo si invidia così, figurarsi non avesse nemmeno la necessità di allenarsi…

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I Racconti della Palestra

I Racconti della Palestra

2.

Il primo settembre di qualche anno fa avevo cercato una palestra; è capitato lo stesso all’autore, proprio quando io sono andato ad iscrivermi per avere un fisico bestiale, dare ritmo alla quotidianità e, anche un po’, evitare il mal di schiena.

Ci siamo conosciuti lì, un ex professore demoralizzato per la perdita del ruolo sociale che includeva, per lui, anche l’idea di essere stato un sex symbol: sai quante dichiarazioni d’amore ho ricevuto? aggiungeva lamentandosi di Kronos, il tempo che trascorre inesorabilmente, perché avrebbe voluto ancora inseguire Kairos, il momento giusto, l’attimo fuggente.

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Piano e psiche

Piano e psiche

Da molto tempo non scrivo, per pigrizia e mancanza di tempo. Scrivere rappresenta un esercizio di pensiero, perciò colgo l’occasione dei tre concerti eseguiti nella Sala Sandro Gindro dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali in Roma, Passeggiata di Ripetta, per ripropormi.
Sono state tre serate, organizzate da Marche Musica e dall’IPRS, dedicate a Sandro e inserite all’interno del programma di “Armonie della Sera” che promuove la bella musica nei bei luoghi e incoraggia, tra l’altro, i giovani interpreti. Nelle date dal 20 al 22 novembre, gli eventi musicali sono stati preceduti da brevi introduzioni o saggi sul tema del pianoforte e della psiche.

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Sarà solo la fine del mondo

Sarà solo la fine del mondo

L’autore di questo libro si chiama Liv Ferracchiati ma, per un certo periodo, ha preferito usare uno pseudonimo maschile, forse proprio quello indicato nel romanzo: Guglielmo Leon. Si capisce che il nome Liv possiede qualcosa di astratto, almeno nella lingua italiana: può essere la radice di Livia oppure Livio; lascia l’indeterminazione, la stessa che prova il protagonista del romanzo che si autodefinisce transgender, cioè transitato nel genere sessuale.

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