Categoria: Teatro

Sempre fiori mai un fioraio, un omaggio a Paolo Poli

Sempre fiori mai un fioraio, un omaggio a Paolo Poli

Non so perché – chissà perché? – tante persone ricordano Paolo Poli con affetto, indipendentemente dal loro orientamento sessuale. Egli dava, e resituisce ancora nel ricoro, l’idea dell’amico che ti dice la cosa giusta capace di farti star bene; ma anche la cosa che ti fa star male perché coglie nel punto sensibile, in cui il malessere si mescola con la cattiva coscienza. Ti guarda il viso e ti dice quella cosa, con il sorrisosulle labbra e lo sguardo acuto: te la dice rispettandoti; non ti giudica anche qunado colpisce in pieno un sentimento ipocrita nascosto nella melma del buon senso comune.

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C’era una città a Castelraimondo

C’era una città a Castelraimondo

Si tratta di un’opera musicale – con soli, coro, orchestra, voce recitante e persino danza – tratta dall’omonimo libro edito da Armando. In realtà, è nato prima il testo teatrale/musicale e poi il romanzo; lo posso dire con certezza essendone l’autore. Lo spettacolo è frutto di un progetto dell’Istituto Comprensivo Strampelli e del Coro Polifonico Santa Cecilia; è stato realizzato dalla Scuola di Canto In-Canto con la collaborazione dell’Istituto Musicale Nicola Vaccaj e con il patrocinio dei Comuni di Castelraimondo e di Pioraco e il sostegno dell’Associazione Regionale dei Cori Marchigiani (ARCOM).

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Il dono dell’obliquità

Il dono dell’obliquità

Parlare di Guerra e Pace è sempre banale; solo i grandi artisti se lo possono permettere sembrando sani di mente, magari un po’ sognatori, sì…

Non c’è mai solo guerra e nemmeno solo pace: in qualche parte del mondo alcuni si vanno combattendo, in qualche parte altri vivono in pace, felici almeno in quello…

Persino dove c’è guerra c’è, anche, incredibilmente pace: un mio caro amico ha vissuto dieci giorni in Ucraina, come operatore cinematografico, per un progetto della comunità europea a sostegno alle attività mediche. Stava a L’viv, Leopoli per noi: lì c’è la pace anche se stanno in guerra. La gente la sera va nei locali, giustamente si diverte ed è, quasi, felice, non fosse per la Russia… parola indicibile che è diventata tabu.

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Un caso del genere

Un caso del genere

La mia professione è la psicoterapia.

Spesso, tra un racconto ed un altro della propria esperienza di vita, i pazienti che si sentono un po’ in intimità con me, per la durata del trattamento o per avere letto qualcosa di mio, mi propongono questioni estranee alla terapia almeno in apparenza: si può trattare di un film di cui si parla, di un libro premiato o di un fatto di cronaca particolarmente rilevante.

Nella scorsa settimana è accaduto che una persona mi abbia posto la questione di un fatto di cronaca emerso con vigore: la sentenza del Tribunale nei confronti di Filippo Turetta. In particolare, segnalava il proprio turbamento di fronte alla violenza dell’opinione pubblica che si era scatenata nei confronti dei giudici – colpevoli di non aver riconosciuto alcune aggravanti nel crimine –; e nei confronti dell’avvocato difensore per il fatto di avere accettato la difesa del “mostro”.

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La ragazza sul divano

La ragazza sul divano

Stiamo attraversando un periodo di particolare insicurezza: sarà conseguenza delle pandemie, delle guerre e dei genocidi, degli hater professionisti e improvvisati, delle avidità deliranti… tant’è.

In questa attuale società liquida tutto è messo in discussione: dall’identità sessuale, all’identità politica, all’identità pura e semplice. Anche i ruoli sono meno chiari: chi insegna? chi apprende? chi fa rispettare la giustizia? chi rispetta la giustizia? chi racconta cosa sia la giustizia? individuale e sociale.

Le più banali certezze sono scomparse e, ironia dell’inconscio sociale, più i politici di destra e gli animi reazionari si ostinano a gridare lo slogan Dio, patria e famiglia e più questi valori si frantumano.

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