I Racconti della palestra

I Racconti della palestra

4. Abbiamo iniziato a frequentarci a partire da quella stessa mattina, tra fatica, raccontini e conversazioni faticose: l’amicizia? Si fa veramente amicizia in palestra? Oppure al bar…

 

Non so se sia nata proprio un’amicizia: si è creato un rapporto intimo, parziale, allenamento dopo allenamento, sudore dopo sudore; stanchezza insieme a stanchezza abbiamo edificato una facciata quasi vera, quasi originale, valida quasi solo in palestra.

In palestra sono Pietrone, ma fuori, il soprannome non mi si addice, non mi riguarda; in palestra però sì, mi sento così per davvero.

Come è Pietrone? Uno dotato di una certa energia, anche rassicurante: un muro che sostiene. A Pietrone domandi qualcosa e quello, magari dopo un po’, finisce che te la dice. Mi chiedono qualcosa e rispondo, rispondo come Pietrone.

 

L’amicizia di palestra mantiene molte riserve, tralascia alcune cose, restano frasi non dette, parole non pronunciate per non rovinare le intese forse fragili.

Si parla di argomenti neutri: del lavoro, di cui ci si lamenta perché si deve essere sempre scontenti, per colpa di qualcuno, di qualcosa o del sistema; si ricorda anche l’infanzia, che non è stata mai troppo felice per definizione, e per attribuire le proprie colpe ad altri; si ammette qualche preferenza nella vita quotidiana, ma senza esagerare perché non sia tanto marcata da innalzare una barriera, oppure esagerando tantissimo per fare la commedia divertente… Si digeriscono critiche leggere fingendo di essere nel disincanto.

 

In palestra ci si dimostra socievoli… si dicono anche importanti verità, sentenze che hanno valore soprattutto per l’esterno; oppure si tace.

Barbera e champagne: l’amicizia è vera in determinati tempi, ad orario; qualche ora a settimana si fanno vere confidenze parziali, rivelazioni che nascondono.

Il mio amico di palestra, che è anche l’autore, desidera essere socievole; forse io preferisco tacere, quindi desidero essere meno socievole…

 

Per iniziare le sedute di allenamento mi riscaldo con la cyclette, perché mi fa male un ginocchio; lui, di fianco a me, corricchia sul tapis roulant. Gli piace conversare: nei primi dieci minuti di vicinanza fisica, il primo settembre di qualche anno fa parlò per tutto il tempo con l’istruttore ed ho appreso un estratto della sua vita.

 

È single, innamorato della fisica e della professoressa di fisica per la quale avrebbe perso la testa volentieri… ma lei lo tenne al gancio, ci stava e non ci stava a piacimento. Non ci stava perché gli dichiarava pari, pari, di non essere innamorata; ci stava perché gli stava addosso e non lo mollava.

Si tirava indietro sconfitto e lei tornava sotto, gli si buttava addosso premendo le mammelle sul braccio, pronta a negare subito fingendo… Andava a letto col collega giovane e glielo raccontava pure, per lamentarsi dell’altro. E lui, il mio autore, si prendeva la doccia scozzese. Questo raccontò a Luca, a fianco a me, nei primi dieci minuti di allenamento. Ne aveva proprio bisogno.

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