I racconti della palestra

I racconti della palestra

5.

Luca ha trent’anni, forse più, e l’aria seria, riflessiva. Non è proprio un taciturno e talvolta ride, sorride, in modo pacato; è misurato nelle osservazioni, direi accorto o, forse, tenuto. Vuole comunica sicurezza ci riesce; pare sappia ascoltare e magari qualche volta si distrae ma non lo dà a vedere perché risponde sempre: sempre un po’ in ritardo e con naturalezza, come se debba riflettere un po’. È un bel ragazzo in forma; per il suo mestiere di allenatore deve essere la vetrina di se stesso, ma non sembra esagerare. Non lo vedo allenarsi, ma deve farlo di sicuro: già lo si invidia così, figurarsi non avesse nemmeno la necessità di allenarsi…

Insieme alla confessione di essere stato giocatore di pallavolo, bruciante perché insoddisfatta, il mio amico autore gli racconta che gli piaceva anche correre.

Racconta queste cose pensando all’eterna giovinezza e al sesso con la professoressa giovane perciò cerca di convincere Luca ad allenarlo come un campione, un trentenne… Luca non gli risponde e lascia passare qualche secondo, poi domanda vuoi diventare forte, eh?

Ogni tanto l’amico di palestra mi chiede a bruciapelo: tu che dici, dottore?

Nella parola dottore noto un pizzico d’ironia e per lo più non rispondo ma, talvolta, la domanda mi sembra autentica e replico all’istante …devi lasciar perdere!

In questi casi tace per un po’; poi negli spogliatoi mi chiede qualcosa in più e gli comunico serenamente che si sta facendo triturare i testicoli da quella Federica: lo prende in giro per i soldi, per le sue frequentazioni e lo stile di vita dispendioso di attività culturali. La sua seconda vita.

 

Pedalando la cyclette, le tante domande mi lasciano annoiato e impacciato, la lingua si intreccia e la voce senza suono. In mio aiuto è intervenuto incuriosito l’altro istruttore, la mia guida, se si può dire. Leo ha detto Pietrone fa lo psicologo, per questo parla poco… svelando in una frase due fatti: sono psicologo e non mi piace parlare… e mi ha regalato il nome di palestra.

 

Leo è robusto, solleva una quantità di pesi enorme, mica gli serve, lo fa perché gli piace. Non è molto alto e la muscolatura gli sta bene addosso. Neanche lui ha così voglia di parlare; quando lo fa, la voce è forte, si fa sentire. Nel periodo in cui ci siamo iscritti Leo studiava per fare l’osteopata.

Lo trovo un po’ timido nonostante l’aspetto aitante che parla di uno sicuro di sé. Prese le mie difese, quella volta che non rispondevo al mio amico di palestra ex professore un po’ invadente.

Allora, per cortesia nei confronti di Leo, ho aggiunto qualche parola per descrivere la mia professione in aggiunta a quella frase così netta rivolta all’autore.

 

Dal primo allenamento in avanti abbiamo preso l’abitudine di parlarci: lui durante l’allenamento diceva fitto fitto a Luca mille cose, cercando di incuriosire tutti e anche me; poi negli spogliatoi e sotto la doccia qualche commento oppure qualche storia più drammatica tratta dalla sua vita.

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