Il museo del mondo (Einaudi, 2014)

Il museo del mondo (Einaudi, 2014)

è frutto della collaborazione di Melania G. Mazzucco con il quotidiano La Repubblica: nel 2013, in ogni edizione domenicale, la scrittrice ha presentato e commentato un’opera d’arte.

Il libro contiene, perciò, le descrizioni di 52 capolavori, opere che rappresentano altrettante metafore dell’arte e della vita. Possiamo ritenere che la selezione condotta dall’autrice equivalga, anche, ad un lavoro di autoanalisi proiettato in quei capolavori.

Le descrizioni esprimono preziosi commenti che, attraverso alcune frasi significative, lasciano anche intendere le ragioni della scelta. Mi è venuto in mente di raccoglierne proprio cinquantadue, ma non avrebbe senso, come pure riportare la lista completa dei titoli. Prenderò ad esempio, scegliendo a mia volta, sicuramente il primo e l’ultimo dipinto e pochi altri tra quelli a me meno noti.

Il primo e l’ultimo esprimono probabilmente lo stesso tema: “il tendere verso”, proposto in differenti stili a distanza di circa 400 anni.

Nel suo Ad Parnassum Paul Klee indica la salita verso il Parnaso, cioè verso il mistero dell’arte; nella Presentazione di Maria, Tintoretto concepisce la salita verso il mistero del sacro. Il punto di arrivo di quella tensione è comunque il sacro, nell’arte o nella fede.

Nell’opera di Klee in primo piano è la porta d’ingresso, oltre la quale c’è una costruzione – una piramide – che rappresenta il mistero e l’ascesa: è stata la prima opera d’arte osservata da Melania nella sua vita: ”Ad Parnassum di Paul Klee infatti campeggiava sulla copertina di un libro d’arte per bambini, che mi fu regalato da mia madre in occasione del mio quinto compleanno”.

Nell’opera di Tintoretto Maria è già a metà della scala; l’amante tedesca del pittore e la loro giovane figlia Marietta sono ritratte in basso, di spalle: Maria invece è da sola. I genitori l’hanno avviata ed ella ha raggiunto già quel punto e deve proseguire. Quanti anni avrà avuto Maria in quel momento? circa cinque (Legenda Aurea). Marietta, figlia di Jacomo, fu ispiratrice dell’opera – confida ai propri lettori Melania Mazzucco in La lunga attesa dell’Angelo – : quanti anni aveva quando andò a vivere con il padre?

Sempre in Ad Parnassum si legge: “Perché ho scelto di scrivere invece che dipingere?” Alla sua stessa domanda Melania non risponde ma, sostengo io, bisogna pur seguire le orme di qualcuno (il padre Roberto Mazzucco scrittore e commediiografo)  e cercare di proseguirne il cammino per scoprire cosa avesse intravisto e coltivare un desiderio antico o nuovo (oppure ribellarsi e non combinare un bel nulla, alimentando il rancore della pigrizia).

L’arte è anche una meditazione sulla fragilità della vita suggerisce la scrittrice per la morte di Procri di Pietro Di Cosimo, in cui Cefalo compiange la bella amata, in compagnia di un bel cane fulvo, vicini alla riva del mare (o di un lago). Il dolore dà la possibilità di meditare oppure è, anche, il frutto stesso della meditazione. Nel dipinto è la bella stagione primaverile, per esempio un mese di maggio drammatico, in cui il contrasto tra la morte e l’esplosività fragorosa della vita evoca il pensiero dell’assurdo, tra profumi, petali di rose, brezze tiepide.

L’idea assurda talvolta si realizza, piegata dalla determinazione, a dispetto di ogni contraria previsione, come nel Sogno di Henry Rousseau, in arte il Doganiere: un pazzo pittore sognatore, deriso da tutti. Privo della medesima qualità artistica dei suoi celebri contemporanei, pur tuttavia persuaso nel desiderio e in esso sostenuto ed amato dalla modella Yadwigha, egli ha raggiunto e dipinto il luogo impossibile, che sembrava non esistere: Lasciate dormire il Doganiere, la pittura gli si è arresa.

Il disastro (attuale) della nostra società forse dipende anche, a mio parere, dalla scuola dell’obbligo. Nella scuola dell’obbligo c’è, necessariamente un obbligo. Bisogna obbligare qualcuno a fare qualcosa, che non ha desiderato e non ha scelto. Persino l’amore, se rappresenta un obbligo, respinge e suscita diffidenza. Abbiamo un patrimonio artistico, culturale e scientifico da difendere, ma non si può obbligare ad amarlo. Non si può credere in un’arte didattica: non spiegare, piuttosto suggerire il mistero (Il destino Compiuto di Edward Burne-Jones).

Chi ama non può restare indifferente. Amare è il problema o lo è l’indifferenza? E’ difficile accettare come oggetto d’amore qualcuno che è stupido, o estraneo, o malato, o povero. Forse è preferibile fermarsi ad amare ciò che si possiede e l’indifferenza è anche una tutela del proprio patrimonio. Ti atterra come un pugno in faccia: hai visto morire qualcuno e non lo hai aiutato (Crocifissione di Mathis Grünewald)

E poi c’è la fantasia della donna. Quante sono le possibilità di essere donna? Una feroce iconografia si impadronisce del corpo femminile e lo svuota, lasciando una sola possibilità oppure il nulla. Bisogna ribellarsi non già alla bellezza ma alla prepotenza ed al potere ottuso (dei maschi o delle femmine). Sensuale ma innocente, talvolta, voluttuosa sempre (Susanna e i Vecchioni di Artemisia Gentileschi).

I genitori si ereditano, i maestri si cercano e poi si scelgono – e così il Tintoretto è diventato il mio. La scala è ripida, nessuno può aiutarci ad affrontarla. Tocca a noi trovare il coraggio di avviarci lassù – qualunque cosa ci attenda (La presentazione di Maria di Jacomo Tintoretto). Allora il titolo altisonante e un po’ presuntuoso di Museo del mondo non è riferito in particolare alla selezione dei quadri, ma al mondo che traspare attraverso di essi: l’invito di Melania è di osservare le opere d’arte per capire il mondo.

Melania G. Mazzucco nasce a Roma nel 1966. Esordisce con il romanzo Il bacio della Medusa (1996), a cui fa seguito La camera di Baltus(1998). Del 2000 è Lei cosí amata, sulla scrittrice Annemarie Schwarzenbach, della quale poi cura e traduce la raccolta di racconti La gabbia dei falconi (2007). In Vita (2003, Premio Strega) reinventa la storia di emigrazione in America della sua famiglia all’inizio del Novecento. Il romanzo ha grande fortuna in Italia e all’estero. Nel 2005 pubblica Un giorno perfetto, da cui il regista FerzanOzpetek trae l’omonimo film. Al pittore veneziano Tintoretto Melania Mazzucco dedica il romanzo La lunga attesa dell’angelo (2008, Premio Bagutta) e Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana (2009, Premio Comisso), biografia del maestro e dell’amatissima figlia Marietta, che ricostruisce centocinquant’anni di storia di Venezia. Nel gennaio 2011 riceve il Premio letterario Viareggio – Tobino come Autore dell’Anno e nel 2013 il Premio Ignazio Silone. Per Einaudi ha pubblicato: Limbo (Supercoralli 2012 e Super ET 2013, Premio Bottari Lattes Grinzane, Premio Elsa Morante, Premio Giacomo Matteotti); Il bassotto e la Regina (L’Arcipelago 2012, Premio Frignano Ragazzi 2013); Lei così amata (Super ET 2012); Sei come sei (Einaudi Stile Libero 2013); Vita (Super ET 2014).

pietrodesantis

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