NIO

NIO

Io sono una persona stonata. Mi sembra di essere più intonato se imito la voce di qualcuno che interpreta una particolare canzone: per esempio Bocelli quando canta Con te (partirò), brano con il quale partecipò un festival di Sanremo. Almeno così mi pare. I miei amici di composizione dicono che sembro, comunque, un trombone stonato e mi pregano di non cantare nemmeno per esercizio, quando proviamo insieme.

Però sono uno che sogna. Non sogno, in particolare, di essere intonato, ma sogno la musica (e anche qualcos’altro). Se un motivo, un’aria, una canzone, arrivano a toccare qualche punto interiore – che non so ben individuare, ma che incontra la sfera del sogno e anche del desiderio (e perciò dovrebbe stare tra cuore, cervello e zone erogene) – allora mi sollevo anche “armonicamente”: scompaiono il sonno e la stanchezza (o pigrizia) da cui sono perennemente afflitto (quando non lavoro).

Il fenomeno si è inaspettatamente verificato venerdì sera, 20 febbraio, nel teatro municipale di Morrovalle – che quest’anno ho frequentato poco (per sonno e stanchezza) –: si esibivano i NIO per la rassegna musicale Decibel di Marca.

“La formazione è composta da Oumy N’diaye 20 anni, voce; Ibrahima N’diaye 18 anni, voce e chitarra; Nicola Pitassio 16 anni, batteria. I loro brani, che sono tutti originali Soul, Neo Soul, Funk e Hip Hop si fondono, dando vita ad un genere personale e inedito… NIO riesce a creare atmosfere uniche ed emozionanti” si legge sul pieghevole: ‘e inaspettate’ aggiungo io. Nell’occasione del concerto il “navigato” Roberto Storteaux suonava il basso.

Purtroppo, un’inutile ostinazione degli organizzatori (che non prevedono un programma scritto) impedisce di elencare i brani, i cui titoli, a dire il vero, sono stati annunciati con voce soft al microfono, sopra ai tappeti musicali di ogni “intro”: ma per la timidezza della cantante Oumy e per una sordità senile ormai accentuata, non li ho quasi mai compresi e non riesco a ricordarli.

Così non mi è possibile fare un’analisi musicale dettagliata, per la quale non sono nemmeno del tutto preparato per la limitata conoscenza degli stili sopra citati; tuttavia riesco a comunicare alcune impressioni: prima fra tutte quella di una straordinaria musicalità, principalmente attribuibile alla coppia di fratelli N’diaye, molto ben sostenuti da batteria e basso. I due ragazzi senegalesi-italiani sembrano immersi in una vera realtà linguistico-musicale: parlano in musica. Le voci sono calde, le intonazioni prive di esitazioni sono capaci di notevole espressività: sempre delicate, nel ricercare potenza sonora non ricorrono all’emissione di forza, ma agiscono accorciando la distanza dal microfono o raddoppiando – all’unisono o all’ottava – i passaggi significativi.

I timbri sono gradevoli: bel futuro vocale immagino per Oumy che si muove ritmicamente e con eleganza sul palcoscenico nonostante l’evidente timidezza (o grazie ad essa); ma trovo straordinaria la vocalità di Ibrahima, capace di sfumature, da grave ad acuto, porte con naturalezza e delicatezza. La musicalità vocale mi ricorda – fatte le debite differenze per la lontananza temporale e la qualità dell’ascolto – Skip James (Nehemiah Curtis James), uno dei più grandi bluesmen della storia. Skip James, ovvero James che “se la squaglia”: scappava perché era nero (negli anni ’20, nel sud degli States a Bentonia, Mississippi, riuscire a scappare doveva essere una gran risorsa); ma anche timido. Per timidezza Ibrahima non è da meno: credo che durante il concerto non abbia mai guardato verso il pubblico. Suona la sua chitarra rivolto verso gli altri musicisti (anche per la necessità di dettare i tempi); rimane vicinissimo alla quinta di sinistra, porgendo al pubblico il profilo destro, con il microfono di fianco. Ecco, abbandonandomi al sogno della musica, immagino lo stile dei NIO come un blues africano e modernissimo.

Naturalmente non provavo – non sono in grado di farlo – ad intonare i brani proposti, ma non potevo rimanere fermo: dovevo rivolgermi a qualcuno o fare qualcosa. Perciò mi sono alzato e diretto verso il fondo della sala per ballare (niente più sonno o stanchezza). Ho visto che alcuni altri manifestavano lo stesso problema.

Come ulteriore annotazione, mi pare che Nio sviluppi una ricerca sonora che affida a batteria e basso il ruolo tradizionale, ritmico e armonico, per sviluppare trame musicalmente seduttorie con chitarra e voci. Tutti i brani eseguiti presentano un’intro di chitarra il cui scopo è preparare il tessuto musicale, anticipandolo con suoni sintetizzati timbricamente simili ai musical toys; dètta il ritmo alla batteria che, entrando dopo qualche secondo, attrae il basso quasi istantaneamente. Quando basso, batteria a chitarra hanno preso a discorrere in scioltezza, allora si propongono le voci che, alternandosi, dialogano a loro volta: si sovrappongono; ricercano effetti in accordo e in contrasto; sottolineano all’unisono o all’ottava alcune frasi, più per la qualità timbrica e la ritmica musicale, che per il significato semantico (semantico, che bella parola…)

Il teatro per un’ora e mezza, si è riempito di tessuti sonori entro cui il pubblico veniva assorbito. Mi è venuto alla mente un ricordo, di una serata al Parco della Musica. Sarebbe piacevole ascoltare questi ragazzi a Roma; li inviterei a casa mia e li farei conoscere agli amici. In fondo all’epoca del blues si faceva così.

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