CIRIBIRIBIN ITALIAN SWING ORCHESTRA

CIRIBIRIBIN ITALIAN SWING ORCHESTRA

Che l’inconscio sia stupido è assodato e l’affermazione è applicabile a tutti gli esseri umani: in questo siamo uguali, dai capi di stato o di partito alle massaie più sorridenti. Nel mio caso ne sono consapevole, ma una volta di più ho potuto verificarlo la sera di mercoledì 17, quando al Teatro Studio Borgna – la sala più piccola del Parco della Musica – ho assistito allo spettacolo di arte varia “Do you swing italiano?”.

Pochi giorni prima avevo faticato a restare sveglio di fronte ad un’opera bellissima come Le Nozze di Figaro, ben allestita e ben eseguita al Teatro dell’Opera; quella sera invece ero sveglissimo ed attentissimo, di fronte ad una raccolta di esibizioni banali e squinternate.

Il programma di sala, pubblicato nella rivista mensile del Parco della Musica, lo presentava come “La storia dello swing in Italia, dal dopoguerra ad oggi, in tutte le sue declinazioni, raccontata e cantata da Coky Ricciolino con la Ciribiribin Italian Swing Orchestra, evocata da Lola Lustrini e ballata dai frenetici danzatori swing di Lalla Hop e Dj Arpad. La Ciribiribin Italian Swing Orchestra, composta da alcuni tra i migliori talenti del jazz tradizionale, propone uno spettacolo interamente dedicato all’energia e al romanticismo dello swing italiano, ripercorrendo, dagli anni ’20 ai giorni nostri, le canzoni italiane più note, ispirate alla musica americana. La fantasia e l’ironia nostrane hanno saputo reinterpretare in modo originale la musica d’oltreoceano e hanno creato melodie e atmosfere che ci fanno rievocare il nostro recente passato. Ricordi, motivi e sensazioni che verranno sollecitati, oltre che dalla musica, dalle gag del giovane attore e cantante Coky Ricciolino (autore dei testi insieme a Valerio Vestoso), da un cameo di burlesque dell’artista Lola Lustrini e dal ballo coinvolgente della ‘comitiva’ danzante guidata da Lalla Hop e da Dj Arpad che contagerà il Teatro Studio”.

Lo spettacolo inizia dalla ovvia citazione di un episodio della prima guerra mondiale: l’intrattenitore finge di essere un soldato di trincea originario del nord, che scrive una lettera in cui racconta di un commilitone del sud, che canta una bella melodia: e qui parte “Reginella” (1917, di Bovio e Lama) eseguita in uno stile swing jazz che urla vendetta al cielo perché distrugge la bellezza poetica della canzone. L’intrattenitore ha proseguito in una sequela di sketch, di chiara matrice televisiva, la cui prevedibilità e banalità suscitavano imbarazzo (in noi) ed avevano la finalità di collegare i brani successivi. Naturalmente il legame era di tipo temporale, ma la speranza di cogliere un’atmosfera ritmico-musicale coinvolgente è sfumata presto dietro alle esigenze della “scaletta”.

Meglio eseguite erano, comunque, le canzoni ritmiche, tipo: “Maramao perché sei morto” (1939, M. C. Consiglio,  M. Panzeri), o “Pippo non lo sa” (1940, G. Kramer, M. Panzeri, N. Rastelli) o “Mille lire al mese” (1939, G. Mazzi) per le quali lo swing proposto dalla Ciribiribin Orchestra meglio si adattava alle intenzioni e alla voce di Cocky Ricciolino. A sottolineare i musicali ritmi apparivano i “frenetici danzatori swing di Lalla Hop” che per tre volte hanno proposto le stesse figurazioni, nella stessa maniera e con gli stessi costumi.

Dopo un “ovvio omaggio” alla seconda guerra mondiale, con la finzione di sintonizzare una radio alla stazione che trasmette canzonette, e cogliendo qua e là proclami nazisti o fascisti, lo spettacolo volge alla conclusione con uno sguardo agli anni ’50 e ’60, che ancora consentono l’idea dello swing, per abbattersi contro gli anni ’70, ’80 e ’90, assai meno pertinenti al tema.

Comunque il peggio della serata è stato conseguito in due momenti epici: con la canzone “La cammesella” (Musica di autore ignoto, elaborata da Francesco Melber nel 1875; versi di autore ignoto; origine presumibile XVIII secolo) durante la quale Lola Lustrini si è esibita in uno spogliarello burlesque: ma si è trattato di un brivido tipo “festa in parrocchia” perché la soubrette è rimasta più vestita delle frenetiche ballerine, mentre Cocky Ricciolino si esibiva nei mutandoni della nonna; e con la canzone “Eri piccola” (1958, L. Chiosso, F. Buscaglione) durante la quale tutti i componenti della band hanno finto un conflitto a fuoco, con pistole giocattolo che si inceppavano e non sparavano a tempo.

Resi edotti dall’intrattenitore, del fatto che le eventuali imprecisioni nei testi, andavano attribuite a Wikipedia (!) siamo arrivati alle conclusioni, con la preghiera di non andare via perché i frenetici ballerini di Lalla Hop avrebbero animato la serata con DJ Arpad.

Nonostante tutto dobbiamo riconoscere a: Coky Ricciolino (voce); Andrea Tardioli (clarinetto e sax tenore); Paolo Bernardi (pianoforte); Alessandro Russo (chitarra suonata splendidamente); Flavia Ostini (contrabbasso); Antonio Donatone (ottimo batterista) di essere musicalmente credibili; ma l’atmosfera che speravamo di percepire è stata continuamente contraddetta dagli intermezzi, adatti ad un saggio amatoriale o ad una sagra di paese. Il pubblico, che immaginiamo composto in massima parte da amici e parenti, era euforico: probabilmente il tutto aveva uno scopo promozionale. Non abbiamo percepito il DJ Arpad perché siamo scappati via prima della festa danzante.

Pietro De Santis

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